La parola magica.
Giornali e ogni tipo di media parlano di spread, spesso sbagliandone anche la pronuncia.
Il concetto è banale: lo spread non è altro che una differenza, una forbice, un delta tra due titoli. Si misura in punti base (bps), ed un punto base corrisponde allo 0,01%. Quello più sentito nei vari TG è lo spread tra Bund tedeschi e i corrispettivi Btp italiani. Entrambi sono titoli di debito a medio-lungo termine.
Sotto osservazione è il tasso d'interesse, il rendimento offerto da questi diversi titoli. Più è ampio lo spread, maggiore è il tasso d'interesse che i titoli italiani devono offrire rispetto a quelli tedeschi, considerati risk free, ovvero privi del rischio di insolvenza. Ciò che si deduce dalla misurazione di questo differenziale è, quindi, la maggiore percezione del rischio che si corre nell'acquistare titoli nostrani: rischio e tasso d'interesse si muovono nella stessa direzione.
Per concludere: più si allarga questa forbice, più diventa costoso per lo Stato (e non solo) finanziarsi e ripagare le proprie obbligazioni, a causa del fatto che più rischio richiede un rendimento maggiore per essere sopportato. Le conseguenze nell'economia reale possono riflettersi in maggiori costi per mutui e prestiti per famiglie e imprese.

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