lunedì 24 ottobre 2011

Giovani 2.0

Da buon universitario tutte le mattine salgo in treno direzione Padova, dove mi aspettano lezioni e compagni. Come tutti i giorni, anche oggi ho avuto modo di vedere in quanti ragazzi facciano la stessa vita che faccio io, quella dello studente. Ma non é la routine di molti ventenni l'argomento del post di stasera. Quello su cui mi vorrei soffermare ora è il futuro che aspetta tutti noi giovani, quello che verrà una volta abbandonati banchi e libri.
Alcuni dati, tanto per iniziare: il tasso di disoccupazione giovanile si aggira attorno al 28%, in notevole aumento rispetto gli anni scorsi e decisamente superiore alla media degli altri paesi OCSE. I salari reali (considerando anche l'effetto dell'inflazione) sono, invece, ben al di sotto di quelli dei nostri colleghi europei. Pensioni? Meglio non parlarne.
Insomma, una volta usciti dall'università non inizia la pacchia, non per tutti almeno. La differenza rispetto a una ventina di anni fa è che non ci è concesso decidere cosa fare, scegliere quello che sarà il lavoro che andremo a fare per tutta la vita. Oggi bisogna ingegnarsi ed inventarsi una professione. Anche oltre i confini dell'Italia. Per questo sono da apprezzare coloro i quali, pur rischiando grosso, si buttano e provano a dare una svolta alla loro esistenza, anche se con scarsi risultati! Stando con le mani in mano e non facendo altro che lamentarsi difficilmente si combina qualcosa. Così come senza la collaborazione è difficile uscire vincitori dall'arena chiamata mondo del lavoro.
Concludo quest'invito all'azione e provo ad animare lo spirito imprenditoriale che più o meno tutti hanno dentro di sè ricordando che molti partendo da zero hanno realizzato il loro sogno, sono diventati qualcuno, vivono felici: tutte cose che non hanno prezzo.

4 commenti:

  1. Non condifido affatto l'idea di doversi "inventare" un futuro: per prima cosa vorrei evidenziare come l'università sia diventata un parcheggio per "bamboccioni", delle vere e proprie Braccia Rubate all'Agricoltura (e non solo, come dirò infra) che contribuiscono ad appesantire la burocrazia di ciò che dovrebbe esser l'eccellenza scolastica, e che con il loro modo di fare svogliato (e orientato alla sola mondaneità) limitano e disturbano chi da un professore non pretende solo un voto ma una knowledge realmente usufruibile oltre quelle quattro mura che è l'università.

    Ti stari chiedendo cosa dovrebbero fare, allora: le piccole realtà economiche che oggi stanno soffrendo a causa dell'attuale congiuntura (leggi pizzerie, officine, fiorai...) non devono imputare le loro perdite a politiche governative insensate o allo spread vagante ma a questi "bamboccioni" che hanno "dimenticato" la figura del "garzone di bottega" (del quale NOI abbiamo, inconsapevolmente, un disperato bisogno), il quale pur dovendosi svegliare alle 5 di mattina e andando a dormire con le ossa rotte, ha imparato un mestiere fondamentale per la cittadinanza (e ha conseguentemente fatto i milioni a suo tempo)! Quella cittadinanza che oggi "se rompe qualcosa"... beh... non c'è altra soluzione che comprarla nuova o nei casi più estermi si dà al "fai da te". E mi riferisco ai falegnami (chi mi restaura il cassettone Luigi XVI della nonna???) all'elettricista, all'idraulico (non c'è più nessuno che sappia revisionare i vecchi termosifoni degli anni '80!), il tappezziere (sparito anche a causa della Ferilli e della "Divani&Divani" con i suoi prodotti da terzo mondo che puoi buttare via dopo 12 mesi).

    In definitiva non siamo tutti degli Steve Jobs o Renzo Rosso, ma degli uomini con abilità intrinseche che abbiamo imparato ad ignorare pur di non fare o fare ciò che i nostri genitori avrebbero voluto essere.

    Chiudo con un'assioma elaborato da Henry Ford durante lo sviluppo della catena di montaggio: "ogni uomo al suo posto".

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  2. Mi piace questa visione del problema di Alfettone! perfettamente d'accordo sul fatto che ognuno deve fare ciò che è CAPACE di fare...in realtà, vivendo l'università piuttosto da vicino, posso dire di non vedere poi così tanti bamboccioni, ma ragazzi che hanno davvero voglia di fare bene...poi forse dipende anche dalle facoltà!
    in ogni caso volevo segnalarvi questo interessante evento a proposito di giovani svegli http://www.facebook.com/event.php?eid=230077173720860
    saluti.


    Veronica

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  3. preciso che è stata usata la parola "inventarsi" come provocazione: una volta c'era forte domanda per le professioni come avvocato o commercialista solo per citarne alcune. Oggi è diverso! A parte questa precisazione sono d'accordo con te Alfettone. Non c'è più quello spirito di adattamento a lavori "sporchi", lavori manuali e artigianali: per questo siamo invasi da extracomunitari che si accontentano di poco ma, a differenza di molti altri italiani, lavorano.
    Il problema della scuola lo condivido in pieno e penso valga la pena dedicarci un post a riguardo!
    Concludo dicendo che senza dubbio non siamo tutti Steve Jobs, ma standocene con le mani in mano ed aspettando la vincita al superenalotto difficilmente si arriva da qualche parte!! Era un invito al mettersi in gioco :)

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  4. Mah ti dirò: guardo me stesso, e pur spronandomi in vari modi non è che abbia chissà quali colpi di genio... forse è la storia che farà di me un "protagonista" ma oggi non mi sento proprio lo Steve di turno (pur avendo quella stessa identica voglia).

    Sicuramente non me ne starò con le mani in mano e cercherò "il mio posto", ma ribadisco il concetto che quando mi siedo in aula mi sento circondato da fruttivendoli sprecati...

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