mercoledì 21 settembre 2011

Classe A

Downgraded.
Proprio così, dopo mesi di analisi e osservazione, è arrivato il tanto temuto declassamento (da A+ ad A) del nostro debito sovrano da parte di Standard&Poor's, la famosa agenzia di rating americana. In parole povere, dopo aver valutato attentamente vari aspetti economici dell'Italia, si è arrivati alla trite conclusione che non è più così sicuro investire in titoli statali italiani, poichè c'è una certa percentuale di rischio che lo Stato risulti insolvente, ovvero non riesca a rimborsare i propri creditori. Inoltre le prospettive non sono così rosee, in quanto l'outlook è negativo, cioè non c'è grosso ottimismo sul fatto che le cose possano migliorare. 
Le motivazioni fornite da S&P sono le seguenti: instabilità politica e assenza di crescita, oltre all'enorme ammontare di debito pubblico, fardelli che l'Italia deve sopportare da troppo, troppo tempo. Il continuo richiamo degli imprenditori alla mancanza di un piano che preveda provvedimenti strumentali alla crescita di questo Paese non è servito. La pressione dei media neanche. Che sia forse giunta l'ora di dare una svolta? O dobbiamo aspettare un altro schiaffo anche da Moody's, altra agenzia che si occupa di valutare la sicurezza delle obbligazioni, che in molti danno come prossimo? E per favore, non rendiamoci ulteriormente ridicoli incolpando gente a caso.


3 commenti:

  1. Altro segnale per coloro che credono ancora che ci si possa salvare con le attuali credenziali. Il momento di cambiare è giunto, bisogna avere la capacità di capire che per il bene pubblico, qualcuno deve farsi da parte (a bada bene che non mi riferisco solo a Mr B)

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  2. Sono d'accordo, ormai non si può più aspettare. Mi stupisco come nessuno abbia visto la crisi di quest'estate come un occasione per emergere, per farsi avanti e proporsi in sostituzione di una classe dirigente vecchia, inefficiente e non al passo con il resto d'Europa.

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